CHI SIAMO
Circa ventanni fa ci dicevamo spesso che quei panorami che avevamo ogni giorno davanti agli occhi meritavano di essere valorizzati: le colline battute dal vento, la posizione sospesa tra mare e montagna.
Tutto lasciava pensare che potessero essere luoghi ideali per impiantare nuove vigne, reimpiantarle dove esistevano decenni prima, o adottare quelle piccole vigne antiche rimaste, un tempo destinate all’autoconsumo. Erano gli ultimi frammenti di un’agricoltura scomparsa, spazzata via dall’abbandono.
Così, nel 2006, abbiamo pensato che qui si potesse produrre un vino diverso e abbiamo lasciato le nostre attività precedenti per diventare produttori.
Subito dopo altri ci hanno seguito: aziende agricole sono passate di mano da padre a figlio, nuove realtà sono nate e spesso si è tornati a impiantare vigne dove c’erano solo rovi, negli stessi luoghi in cui due o tre generazioni prima si coltivava la vite.
All’epoca non partecipavamo al dibattito — spesso autoreferenziale e sterile — sul “vino naturale”. Le nostre scelte nascevano dall’esperienza familiare, dall’eredità viva di un piccolo mondo che resisteva e che non aveva mai ceduto del tutto all’agroindustria. Era il mondo di chi coltiva pomodori nell’orto per fare la salsa in casa, di chi mangia la frutta dei propri alberi, di chi non concepisce la monocultura.
Un mondo in cui l’uomo mette la Natura al centro ed è il primo consumatore di ciò che produce.
Anche se poi l’unica cosa che vende è il vino, tutto il resto lo condivide con gli amici che passano a trovarlo.